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La solidarietà di Fabrizio

“…L’Africa mi ha dato tanto, è giusto che io restituisca qualcosa all’Africa per aiutare i più deboli”

Sostenuta da grande forza e da tanta fede, la moglie Elena scrive: “Fabrizio è sempre con me, lo sento sempre vicino. Nei miei comportamenti mi ispiro sempre a lui. La nostra unione era pervasa da spirito di condivisione, quindi crescendo i nostri figli Giole e Chiara, cerco sempre di adottare quelle scelte di vita che insieme avremmo voluto realizzare, nel nome della solidarietà.

Fabrizio amava l’Africa, nutriva una grande passione per la moto che rappresentava la sua vita, ma questo non gli impediva di vedere i mali che affliggono il prossimo, soprattutto i più deboli, e di adoperarsi per alleviarli con le sue attenzioni. Anch’io sono andata varie volte in Africa e, come lui, ho visto quei bambini meno fortunati e diseredati, solo perché nati in mezzo al niente. Per questo la solidarietà nei loro confronti è il modo migliore per onorare la memoria di Fabrizio. Anche quei poveri bambini sono rimasti orfani, quindi chiedo solo di continuare ad aiutarli, dando tutto il sostegno a Padre Arturo Buresti ed all’Associazione Solidarietà in buone Mani Onlus che, con slancio ed entusiasmo, si adoperano perché il seme gettato da Fabrizio continui a dare frutti e ad alleviare le sofferenze altrui”.

Quel chierichetto destinato
ad essere un esempio per tutti

di Padre Arturo Buresti

Fabrizio Meoni con Padre Arturo Buresti

Fabrizio, fin da piccolo, è stato mio chierichetto, impegnato nei vari servizi occorrenti e sempre pronto a prodigarsi per fare beneficenza.
Ho avuto la fortuna di seguirlo negli studi: sempre diligente fin quando l’amore più grande per la moto cominciò a distaccarlo piano piano dai libri. Anche in questo periodo gli fui vicino, e lui mi diceva “sei il mio secondo babbo”. Quando cominciò a guadagnare qualche gruzzoletto non dimenticava di lasciare la sua offerta per le opere di solidarietà missionaria.

Quando vinse il Rally Lima–Rio mi portò una sua grande foto con la scritta “A Padre Buresti con affetto” e mi chiese di adottare un bambino a distanza: era peruviano il suo primo bambino adottato, si chiamava Micael ed era figlio di un rifugiato delle Ande. Fabrizio, oltre ad essere generoso, era anche umile e semplice: non voleva che dessi notizia delle sue offerte, che per lui dovevano rimanere anonime.

Ricordo quando venne a trovarmi dopo la vittoria della prima Parigi Dakar, nel gennaio del 2001. Gli facevo i miei complimenti ma lui aveva qualcosa da dirmi: mi raccontò di avere pianto nel palco, all’arrivo. “E naturale – gli dissi – una vittoria tanto desiderata, avvolto nella bandiera con la moglie, il figlio e tanti amici intorno, la notizia che rimbalzava in tutto il mondo.”
Ma c’era altro: mi disse che in quei momenti aveva avuto un moto spontaneo, vedendo tanti bambini poveri e malvestiti a pochi metri dal palco, ripensando a tutti i villaggi poverissimi che aveva incontrato nel percorso. Voleva fare qualcosa e mi chiese di aiutarlo, presto, a realizzare il suo segno di gratitudine per quella terra.
Ci spostammo in Chiesa e cominciammo a pregare insieme. Io gli dissi: ti chiedo che da oggi tu sia esempio nel mondo sportivo: non solo per la lealtà ma anche per portare la bandiera dei poveri, per fare capire a tutti che possiamo e dobbiamo aiutarli. Da oggi il tuo impegno dovrà essere pubblico e quello che verrà realizzato sarà fatto in tuo nome: per la tua Africa, che tu ami tanto e che ti ha dato tanto.
Mi rispose che non gli piaceva l’idea di apparire, che preferiva la riservatezza nei gesti di quel tipo, ma io fui risoluto con lui; gli dissi: “Il signore ti chiede di essere di esempio, e molti altri ti seguiranno vedendo quello che fai tu. Mi sorrise come era solito fare ed accettò il mio consiglio.

Dopo pochi mesi inaugurammo il salone di M’Boro: era felice quando tagliò il nastro della sua prima opera importante. Poi venne la scuola “Fabrizio Meoni e Amici d’Italia”: era il 2002 e lui aveva bissato il suo più grande successo: era raggiante il giorno dell’inaugurazione, intento a baciare i bambini e a stringere mani. Mi disse: 2sono più felice oggi che il giorno della vittoria”.

L’anno dopo volle accogliere e finanziare la richiesta di una clinica mobile per soccorrere i malati o le donne partorienti dei villaggi della Tanzania. Lo vedo ancora di fronte a me, pensieroso, mentre visita le stanze del “Villaggio della Speranza” a Dodoma, che accoglie bambini orfani o abbandonati malati di Aids.
Ancora ricordo come fu impressionato quando incontrò, numerose volte, i “ragazzi della strada” di Dakar: abbandonati, senza famiglia, raggruppati sulle scogliere, nelle discariche, spesso destinatari di azioni violente della polizia o di altri abusi interni al gruppo stesso; con la sola possibilità di qualche minuto di fuga dalla rà con la cosidetta “droga dei poveri”: la colla. Per loro desiderava tanto fare qualcosa.

Lo vedo ancora sorridere quando, con gli amici ed i volontari dell’associazione, ci radunavamo per discutere su altri aiuti e progetti per la sua Africa.
Quella, assieme alla sua famiglia, era la sua felicità.

Il mio ricordo dell’uomo e del campione.
Soprattutto dell’uomo.

di Padre Dino Goia, Missionario in Tanzania

Ho conosciuto Fabrizio Meoni in una visita a Castiglion Fiorentino e successivamente in Tanzania, in occasione della sua donazione di un’ Ambulanza per i servizi di Clinica Mobile dall`Ospedale di San Gaspare verso l’entroterra, di cui si era fatto promotore assieme al suo caro Padre Arturo Buresti, dopo l’aiuto diretto di due medici della sua città che erano venuti in Tanzania nei mesi precedenti. Ricordo bene che gran parte del costo fu sostenuto dalla generosita` personale di Fabrizio e di altri amici motociclisti.

Era il luglio 2003: per circa 10 giorni accompagnai il gruppo castiglionese da Dar es Salaam alla scoperta delle varie realta` missionarie fino a Itigi, meta della donazione. Fabrizio era col figlio Gioele. Fui colpito dalla personalita` del gigante della assolata e fascinosa corsa Parigi-Dakar, che si faceva promotore di progetti ed aiuti umanitari. Gli accennai che non era piu `possibile rischiare tanto, e lui mi rispose che quella di gennaio sarebbe stata la sua ultima corsa! Profezia?
Quando appresi dalla TV dell`incidente mortale ebbi una stretta al cuore da infarto! Ancora una volta una stella sportiva e di umanita` si spegneva, questa volta sulla terra africana che lui tanto amava e che volva aiutare con infinita passione. Lui, cosi` sensibile verso i problemi, i volti, le situazioni di un`Africa che cresce troppo dimenticata!

L`ambulanza fu consegnata dal concessionario Toyota solo la sera poco prima della partenza del gruppo donatore. Giusto in tempo per Fabrizio di guidarla per pochi metri, prima di fissarvi la targhetta ricordo. Su di essa ha lasciato un po` di se`, un ricordo che continuera` a correre per le piste polverose di Itigi, per assicurare assistenza sanitaria a mamme e bambini. Una testimonianza che il campione dal cuore di leone e d`oro ha lasciato in Tanzania: Il suo amore per l`Africa!

Fabrizio volle anche un grande onore per me: il Consiglio Comunale della sua città, Castiglion Fiorentino, mi conferì la cittadinanza onoraria nel maggio 2004, accogliendo la sua volontà. Il cuore di un missionario è riscaldato dal sorriso dei poveri, quando questi ne hanno motivo, ma quel gesto rimane per me un indimenticabile segno di gratitudine profonda e vera.
Fabrizio, vivi nel cuore di Elena e Gioele, Chiara e di tutti coloro che non ti scorderanno mai!

Un tuo concittadino onorario: Don Dino Gioia

2001

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Nel mese di luglio si inaugura la prima importante opera finanziata interamente dal campione Fabrizio Meoni: un salone polivalente a M’Boro, Senegal, nei pressi del lago rosa. Dopo lunghi mesi di lavoro la struttura è completata. Sarà inaugurata in un bellissimo clima di festa da Fabrizio accompagnato da Padre Buresti, da alcuni amici e dall’Assessore del Comune di Castiglion Fiorentino Ida Fabianelli

2002

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Impressionato dalla miseria delle periferie più povere della capitale senegalese Fabrizio, vincitore per la seconda volta della Parigi- Dakar e sempre più impegnato per la sua Africa, decide per un altro obiettivo importante: una scuola per il poverissimo quartiere di Pikine, a Dakar. Sotto la guida esperta del padre marista Sante Inselvini e dell’impegno del giovane religioso togolese Padre Martin Simna l’opere procede speditamente, nell’entusiasmo del quartiere. Grande festa nel luglio 2002 per l’inaugurazione della scuola “Fabrizio Meoni e Amici d’Italia”.

2003

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Un anno importante: spinto da Fabrizio Padre Arturo Buresti fonda l’Associazione “Solidarietà in Buone Mani” nell’aprile/maggio di quell’anno. Lo scopo è quello di trasferire in una nuova dimensione collettiva la sua esperienza missionaria, rafforzando i già numerosi impegni in America Latina con il grande proposito di Fabrizio: aiutare l’Africa. Quest’anno si decide di aiutare un altro paese africano, la Tanzania, e Fabrizio si accolla l’acquisto di una clinica mobile per collegare l’ospedale di Itigi ai villaggi dell’entroterra circostante (fino a distanze di 150 chilometri) e permettere servizi sanitari di base, aiutare le donne partorienti, favorire la cura delle malattie più diffuse e salvare così tante vite umane. Nel luglio 2003 Padre Buresti, Fabrizio, il figlio Gioele ed alcuni collaboratori partono per la Tanzania.

Fondazione Fabrizio Meoni

Questo viaggio sarà costellato di emozioni fortissime, accanto ai Missionari del Preziosissimo Sangue ed alla straordinaria figura di Don Dino Gioia. Fabrizio ed i componenti della spedizione rimangono impressionati da due enormi esempi di dedizione al prossimo realizzati dai missionari: il nuovo ospedale di Itigi, che permette un’assistenza sanitaria e chirurgica qualificata in un territorio altrimenti privo di servizi sanitari, e il Villaggio della speranza, a Dodoma, dove vengono accolti bambini piccolissimi ammalati di Aids, orfani o abbandonati.
L’ultimo giorno del viaggio Fabrizio e Padre Buresti inaugurano la clinica mobile donata: un momento emozionante ed indimenticabile. Con Padre Dino Gioia è nata una grande amicizia e l’impegno a rimanere vicino al popolo tanzaniano.

2004

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L’impegno di Fabrizio per sensibilizzare il mondo sportivo, e quello motociclistico in particolare, ad aiutare l’Africa è noto alle cronache nazionali. L’Amministrazione Comunale di Castiglion Fiorentino decide così di lanciare un grande progetto per l’Africa, dedicando la sua kermesse più famosa (il “Maggio Castiglionese”), ad una riflessione seria sulle prospettive del continente africano.

Al teatro comunale ospiti prestigiosi, tra cui Walter Veltroni, Sindaco di Roma, e Savino Pezzotta, Segretario Nazionale Cisl, si confrontano assieme a Fabrizio davanti ad un pubblico numerosissimo, contagiato da questa voglia di impegnarsi. Numerosi eventi fanno da cornice ad un mese intero dedicato all’africa: arte, musica, gastronomia.

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Il 5 maggio, su invito di Fabrizio, il Consiglio Comunale riunito in seduta straordinaria conferisce la cittadinanza onoraria a Padre Dino Gioia, Missionario della Congregazione del Preziosissimo Sangue nato ad Ancona, che ha trascorso 40 anni di vita in Tanzania compiendo sforzi enormi per aiutare le popolazioni a superare la drammatica povertà. Fabrizio è entusiasta dell’importante gesto.
Si tratta di un importante segnale istituzionale che si traduce in un riconoscimento non formale a quanti si sono spesi per i poveri, donando la vita agli altri a costo di sacrifici e rischi spesso indescrivibili. E’ questa la grande aspirazione di Fabrizio, che nutre enorme ammirazione verso i missionari cattolici ed intende comunicarla e condividerla con quanti possibile.

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Nel 2004 Fabrizio investe ancora energie e risorse per nuovi obiettivi: costruire un altro piano della sua scuola a Dakar, finanziare lavori di rifacimento della missione di Ker Nazareth, realizzare un pozzo in Togo e molti altri obiettivi.

Purtroppo l’11 gennaio 2005 metterà la parola fine alla sua voglia di alleviare le sofferenze altrui. Ma i suoi progetti non si fermeranno: la volontà e gli sforzi di tanti amici ed estimatori di Fabrizio porterà un’autentica moltiplicazione di generosità.